Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

L’uomo della folla di E. A. Poe (e Zeman professore di matematica)

Mi è capitato più volte di sognare una situazione illogica: seduto ai banchi del liceo, sono consapevole di essere già laureato, ma sono altrettanto conscio di dover sostenere, di lì a poco, l’esame di maturità. Nel sogno, mi domando come posso avere paura di qualcosa che dovrei aver lasciato alle mie spalle, visto che una laurea (fatte salve manovre losche) dovrebbe presupporre un diploma.

Stanotte il sogno prevedeva una variante. Il professore di matematica era Zdenek Zeman, sì, proprio lui, l’allenatore. Cercava di dimostrare alla lavagna un teorema, disegnando parabole, ellissi e altre figure a me sconosciute. Seduto al banco, non capivo assolutamente nulla, ed ero immerso nel pensiero di cui sopra. Sapevo di avere già una laurea, sapevo che non avrei dovuto temere l’esame di maturità perché teoricamente già sostenuto in precedenza, eppure ero preoccupato, perché sentivo che avrei dovuto comunque sostenerlo.

Tutto questo non c’entra quasi nulla con l’articolo che avevo intenzione di scrivere in origine, che ha a che fare con la seconda parte del sogno, quando sono scappato dalla classe e mi sono immerso nelle strade, affollate come in occasione di una festa patronale di paese o di un concerto. Lì, in mezzo alla folla, nel sogno, ho pensato a quando ero bambino e in occasione di quelle feste facevo un gioco: camminare dritto e vedere quante persone si scansavano e quante, invece, aspettavano che mi scansassi io.

Al risveglio, mi è venuto in mente questo brano di Poe, con il quale tronco tutte le inutili precedenti disquisizioni, elevando (ci si prova) a tono letterario il tutto, prima che qualcuno chiami la neuro.

“La maggior parte di quelli che passavano avevano l’aspetto di gente soddisfatta di sé e solidamente installata nella vita. Pareva che pensassero solo ad aprirsi il varco tra la folla. Aggrottavano le sopracciglia e gettavano occhiate da tutte le parti. Se ricevevano un colpo dai passanti più vicini, non si scomponevano, ma si riassettavano le vesti e si affrettavano oltre. Altri, e anche questo gruppo era numeroso, si muovevano scompostamente, avevano il viso acceso, parlavano fra sé e gesticolavano, come se proprio nella folla innumerevole che li circondava si sentissero perfettamente soli. Quando dovevano fermarsi, cessavano improvvisamente di mormorare, ma intensificavano le loro gesticolazioni, e aspettavano, con un sorriso assente e forzato, che fossero passati quelli che li ostacolavano. Quando erano urtati, salutavano profondamente quelli da cui avevano ricevuto il colpo, e parevano estremamente confusi”.

(Edgar Allan Poe, “L’uomo della folla”)

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6 pensieri su “L’uomo della folla di E. A. Poe (e Zeman professore di matematica)

  1. Che strano anche a me, dopo il diploma di maturità scientifica, è capitato si sognare l’esame di maturità per molte volte, anche a distanza di anni. Probabilmente quella è una fase molto importante della vita in cui si crea una “rottura” e ci si lascia alle spalle la vita spensierata di quegli anni per accedere ad un mondo che ancora non conosciamo bene ma che già prevediamo molto impegnativo e problematico.

    Un saluto

    • Sì, nell’articolo ho evitato di addentrarmi in analisi (le faccio in diversa sede, nella mia stanza) ma certamente la tua è una delle possibili spiegazioni.
      Grazie per esserti soffermato qui a leggere. 🙂

  2. Prima di sostenere un’esame universitario facevo spesso degli incubi. E riguardavano sempre l’esame di maturità. Ne parlai con mio padre per caso e mi disse che anche lui faceva lo stesso incubo con una certa ricorrenza. Per quel che mi riguarda, tra sognare guerre, cadute da grattacieli e operazioni degne di film splatter.. beh, l’interrogazione di greco resta sempre l’incubo peggiore.
    🙂

  3. Nel mio caso, la “stranezza” è che non questo tipo di sogni non sono collegati a esami del giorno dopo (o magari colloqui di lavoro), e soprattutto quella consapevolezza che quell’esame ‘dovrei averlo già superato’ visto che sono laureato. Meglio non indagare troppo…In quanto a te, ti capisco, il greco non l’ho studiato, ma solo l’idea potrebbe bastare a causarmi incubi…:)

  4. Lino in ha detto:

    qualcuno diceva “gli esami non finiscono mai”…

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