Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Alla riscoperta del Proust mai dimenticato.

Ieri sera mi stavo sballando con una tazza di caffèlatte quando, improvvisamente, “il mulinello ha ritirato le sue spire” e dall’intricato gomitolo della mia Memoria sono usciti pensieri del genere “com’eravamo – come siamo – dove sono finiti certi conoscenti – cosa ricordiamo e perché – e tutta una serie di altre Inutili Considerazioni che vi risparmio”.

Inevitabilmente, mi sono ricordato di quando affrontai i sette tomi di “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust, quasi dieci anni fa. Un’esperienza che difficilmente dimenticherò, una di quelle opere che hanno lasciato tracce indelebili in me. Mi sono accorto che su Proust non ho mai scritto granché, salvo un piccolo racconto che con lui c’entra solo in parte. Non intenzione di iniziare ora, perché credo che per me sia impossibile riuscire a rendere, anche solo parzialmente, ciò che quei volumi hanno rappresentato e rappresenteranno: il tempo perduto, il tempo ritrovato attraverso la scrittura, la Bellezza, la memoria involontaria e quella volontaria, le intermittenze del cuore, i ricordi, le fanciulle in fiore, parole che possono solo lasciar intravedere la grandezza del lavoro di Proust. Siccome però ho aperto questo blog anche con l’intento di condividere con chi passa di qua le mie letture, ritengo “doveroso” (si fa per dire) consigliare l’opera di Proust a chi ancora non l’avesse letta. Riporto alcuni passaggi estratti qua e là, che mi segnai su foglietti volanti tuttora sparsi nella mia stanza o nel mio portafogli.
Aggiungo che ho intenzione, prima o poi, di tuffarmi nuovamente in quell’avventura, perché ho la netta sensazione che adesso, dopo tanti anni e letture diverse, saprei cogliere riferimenti e sottigliezze che all’epoca non ero in grado di “vedere”.

“A lungo mi sono coricato di buon’ora. Qualche volta, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che non avevo il tempo di dire a me stesso: “Mi addormento”. E mezz’ora più tardi, il pensiero che era tempo di cercar sonno mi svegliava. Volevo posare il libro che credevo di avere ancora fra le mani, e soffiare sul lume. Mentre dormivo non avevo smesso di riflettere sulle cose che poco prima stavo leggendo, ma le riflessioni avevano preso una piega un po’ particolare, mi sembrava di essere io stesso quello di cui il libro si occupava, una chiesa, un quartetto, la rivalità di Francesco I e Carlo V.”

 “Gli esseri più stupidi, con i loro gesti, i loro discorsi, i loro sentimenti involontariamente espressi, manifestano leggi che non scorgono, ma che l’artista coglie in loro. A causa di questo genere di osservazioni il profano giudica d’animo cattivo lo scrittore, ma ha torto, perché in un tratto ridicolo l’artista vede una bella legge generale, senza farne carico alla persona osservata più di quanto un chirurgo non le farebbe colpa di soffrire di frequenti disturbi circolatori.”

 “L’innamorato infelice che, respinto oggi come era stato respinto ieri, spera che l’indomani colei ch’egli ama, e che non lo ama, comincerà di colpo ad amarlo; colui che, non essendo abbastanza forte per il dovere che avrebbe da compiere, si dice: “Domani avrò come per incanto quella volontà che oggi mi manca”…queste persone ripongono nell’avvenire una speranza che può dirsi mistica, nel senso che è solo una creazione del loro desiderio, non giustificata da alcuna previsione del ragionamento. Purtroppo giunge un giorno in cui non aspettiamo più ad ogni istante una lettera appassionata da un’amica che si è sempre mostrata indifferente, un giorno in cui comprendiamo che i caratteri non cambiano d’improvviso, che il nostro desiderio non può orientare a suo piacimento le volontà degli altri, tante sono le cose che su queste volontà premono e alle quali esse non sanno resistere, un giorno in cui comprendiamo che il domani non può essere del tutto diverso dallo ieri, giacché è fatto di ieri.”

“…mi sembrava che non avrei avuto la forza di tenere ancora a lungo avvinto a me quel passato che discendeva già così lontano. Se almeno essa mi fosse stata lasciata abbastanza a lungo da poter condurre a compimento la mia opera, non avrei mancato anzitutto di descrivervi gli uomini, anche se questo avrebbe potuto farli somigliare ad essere mostruosi, come occupanti un posto ben altrimenti considerevole, accanto a quello così angusto riservato loro nello spazio: un posto, al contrario, prolungato a dismisura, – poiché essi toccano simultaneamente, giganti immersi negli anni, età così lontane l’una dall’altra, tra le quali tanti giorni sono venuti a interporsi, – nel Tempo.”

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7 pensieri su “Alla riscoperta del Proust mai dimenticato.

  1. di proust mi ha sempre spaventata la mole, temo di non farcela 😦 però ho sempre tanto voluto leggerlo! Prima o poi prenderò coraggio e lo farò

    • Ti assicuro che la mole in certi casi è irrilevante. Mi è capitato di impiegare un mese per leggere libri di 200 pagine e due giorni per divorarne altri ben più voluminosi. Discorso diverso è se il suo stile, o il contenuto, non dovesse piacerti. Abbi coraggio! 🙂

  2. Bellissime citazioni, davvero! 🙂
    Appunto il tuo consiglio, la Recherche mi manca… Il problema della mole si presenta quando devi far stare il volume in valigia – l’e-book in questo senso può essere salvifico, ma non so se gli occhi ringraziano.

    …la rivalità di Francesco I e Carlo V… mi ha fatto sobbalzare. Compaiono spesso sullo sfondo dei miei romanzi cinquecenteschi. Non mi aspettavo di vederli nominati in questo contesto e mi sono molto incuriosita. Quale sarebbe la chiesa e chi sono i membri del quartetto? è sempre lo stesso libro?

    • Spero di non dire una corbelleria cosmica, vado a memoria. La citazione su Francesco I e Carlo V è tratta dall’inizio del primo dei sette volumi, cioè “Dalla parte di Swann” (o “La strada di Swann”). Ora non posso controllare perché (ahimé) non li ho a casa, li presi in prestito dalla biblioteca. In ogni caso, non restarci male, ma la Ricerca di Proust non s’incanala nella direzione dei “tuoi” romanzi…:)
      Penso però, anche senza poterne avere certezza, che “Alla ricerca del tempo perduto” possa piacerti, e anche molto.

      • Gli estratti che ho letto da antologie e in questo tuo post mi fanno proprio pensare che mi piacerebbe tanto. Solo che, tra mille cose, non ho mai trovato il tempo…

        Non ci resto male affatto – anche se il fatto che tu mi raccomandi di non farlo un po’ mi insospettisce… – ma come fai a sapere in che direzione si incanalano i miei romanzi? 😉

      • No, mi riferivo alla tua frase “sullo sfondo dei miei romanzi cinquecenteschi”, non ho poteri d’indagine così sopraffini, eheh…;)
        In quanto al tempo per leggerlo, in effetti è una sorta di “lavoro”, ma cosa vuoi che siano 2-3 mila paginette? Penso che lo rileggerò, anche se non nell’immediato.

  3. Pingback: Il patto (non sapendo che titolo dare al delirio) | Tra sottosuolo e sole

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