Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Un libro, uno specchio e il mare. “Storia di Gordon Pym” (E. A. Poe, Baudelaire e Magritte)

Nel dipinto di Magritte “La riproduzione vietata” è rappresentata anche l’edizione francese della “Storia di Gordon Pym” di Edgar Allan Poe, che ebbe come traduttore un signore che si chiamava Charles Baudelaire. Non è mia intenzione né parlare del quadro di Magritte, che non conoscevo fino a ieri, né dal rapporto profondo che lega Poe e Baudelaire. Mi è parso però “utile” (si fa per dire) condividere con voi questa mia recentissima scoperta (cioè la presenza del libro nel quadro di Magritte).

Ho appena terminato la lettura della “Storia di Gordon Pym”. Non mi dilungherò molto nello stilare le mie impressioni, lasciando la parola all’autore. Come premessa devo dire che personalmente preferisco Poe nella sua versione più consueta e magistrale, ovvero come autore di racconti brevi. Non a caso, e spero di non scrivere qui un’assurdità, questo è l’unico romanzo scritto dal grande scrittore. Dico questo non perché sia rimasto deluso dal romanzo, ma perché non mi ha entusiasmato come il resto della sua vasta ed eccelsa produzione. Il motivo è che in “Gordon Pym”, oltre alla terminologia di carattere marinaresco, che richiederebbe da parte del lettore (a meno che non si sia esperti) un continuo ricorso al vocabolario, abbondano descrizioni paesaggistiche e zoologiche, anche interessanti e funzionali alla storia, ma che a mio avviso rallentano troppo spesso il ritmo della narrazione.

Ciò detto, sottolineo con forza che “Storia di Gordon Pym” resta un gran bel romanzo e che non sono per nulla pentito di essermi addentrato nella lettura. Il tema è quello del “viaggio in mare”, ovviamente come metafora della nostra esistenza. Arthur Gordon Pym riesce con uno stratagemma a imbarcarsi su una nave comandata dal padre di un suo amico, il complice Augustus. Sin dal primo momento ci accorgiamo che il suo non sarà per nulla un viaggio comodo. Costretto a restare nascosto nella stiva, sperimenta da subito come l’amore per il rischio che l’ha spinto a salire a bordo presto lascia spazio alla solitudine, all’angoscia, agli incubi di chi a un certo punto realizza che sotto la botola nella quale si è rifugiato potrebbe anche perire di stenti, perché nel frattempo a bordo non tutto è filato liscio e dell’amico Augustus sembrano non esserci più tracce. Tutto il libro è un susseguirsi di avventure terribili, d’inabissamenti e riemersioni, di ammutinamenti, lotte fratricide, tempeste, ubriacature dalle conseguenze nefaste, tradimenti, patimenti di fame e sete, solitudini, solidarietà tra naufraghi, speranze più o meno veritiere e così seguitando. Al netto di quanto detto sopra, circa quelli che a mio modesto avviso sono rallentamenti di ritmo, Poe costruisce, soprattutto nella prima parte, un romanzo che ha evidenti significati che vanno “oltre” i singoli episodi fantasiosi narrati, e che il lettore interpreterà a proprio uso e consumo.

Vi lascio con un estratto dal romanzo di Poe e una frase di Baudelaire che la riecheggia.

“Più lottavo con me stesso per non pensarvi, più quelle paure si ingigantivano nella mia mente. Giunse alla fine quella crisi dell’immaginazione, sempre tanto funesta in questi casi, in cui s’incominciano a presentire le sensazioni che si proveranno quando si cadrà, e ci si raffigura il malessere, la vertigine, l’ultimo sforzo supremo, il semideliquio, infine tutto l’orrore della fulminea, precipite caduta a capofitto. Ed ecco che quelle immagini fantastiche si tramutavano di colpo in realtà, tutti quegli orrori pensati soltanto diventavano veri, tangibili, incombenti. Mi sentii tremar sotto le ginocchia, mentre lentamente ma inesorabilmente la stretta delle mie dita sull’appiglio si allentava. Un gran rimbombo mi rintronò nelle orecchie e io mi dissi: “Ecco! Questa è la mia campana a morte!”. Improvvisamente mi assalì un desiderio irresistibile di guardare in basso. Non potevo, non volevo più fissare la parete soltanto, finché con un senso di emozione assurda, indefinibile, in parte fatta di orrore, in parte di sollievo affondai lo sguardo nell’abisso”

(Edgar Allan Poe, “Storia di Gordon Pym”)

“Sia moralmente che fisicamente ho sempre avuto la sensazione dell’abisso: non solo della vertigine del sonno, ma della vertigine dell’azione, del sogno, del ricordo, del rimpianto, del rimorso, del bello, del numero, etc…”

(Charles Baudelaire)

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4 pensieri su “Un libro, uno specchio e il mare. “Storia di Gordon Pym” (E. A. Poe, Baudelaire e Magritte)

  1. Troppo buono, Antonio.

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