Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Corso di Scrittura Rinunciataria”. Lezione n. 42, parte I: “Come lambiccarsi il cervello alla ricerca dell’argomento accattivante”?

Lo so che il Corso non vi mancava, ma so anche che è mio dovere non lasciare incompiuto il fallimento del Corso stesso. Rimando chi si affacciasse or ora in aula (penso sia la prima e ultima volta nella mia esistenza che utilizzo la locuzione “or ora”, e sull’opportunità o meno di farlo non è il caso di indagare, quand’anche fosse un errore lo lascerei, perché mi piace. Anche “quand’anche” non l’avevo mai usato, oggi sono stucchevolmente originale e prolisso) alla presentazione e alle tre precedenti lezioni. Ricordo qui che l’obiettivo generale del “Corso di Scrittura Rinunciataria”, finanziato da Fondi Occulti del “Comitato per la Salvaguardia Degli Scaffali Delle Librerie” è fornire a voi studenti, attenti e interessanti in misura che non oso mettere in dubbio, una serie di strumenti volti a tarpare, estirpare, troncare qualsiasi velleità da romanziere.

Nelle lezioni precedenti mi sono soffermato su una serie di trucchi di carattere stilistico e formale, sulla non – scelta dell’incipit e del titolo quali metodi per un perfetto abbandono della volontà di scrittura. È il momento di cominciare ad addentrarsi nel cosiddetto “argomento – contenuto – tema – etc” del romanzo (ora non alzate la mano per dirmi che anche la “forma è contenuto”, che non si possono distinguere le due cose, che la parola “cose” è troppo generica, etc, etc. Fate i bravi, su!). Il punto è: come posso lambiccarmi il cervello alla ricerca di un contenuto, sfibrarmi in modo tale da indurmi all’abbandono, sfinito e affranto una volta constatata l’inutilità di una siffatta ricerca? Vi fornirò solo brevi spunti, dai quali potrete sviluppare ulteriori metodi per abbattere le residue speranze di scrivere un romanzo.

Per chi si chiedesse perché spingo ad abbandonare tali velleità, rimando agli articoli precedenti (ma tra parentesi aggiungo che le lezioni sono soprattutto rivolte a me stesso e che se siete così testardi, capoccioni, da voler scrivere lo stesso un romanzo nonostante il Corso, allora sappiate che non potrò impedirvi di finire su uno scaffale affianco al vostro peggior nemico. Il mercato è il mercato, ed io sono solo un misero docente del nulla).

Per incartarvi, potresti decidere (passo al “tu”, dopo avervi dato del “voi”, perché voglio che tutto sia più intimo tra noi) di:

  • scrivere di “te stesso”, in particolare della noia o dell’entusiasmo: la classica autobiografia, più o meno modificata a tuo uso e consumo, o semplicemente una parte della tua vita. A onor del vero, in (quasi) tutti i romanzi c’è anche, se non soprattutto, la presenza incombente dell’autore e delle sue più o meno misere vicende umane, ma qui il punto è un altro. Non siamo a un seminario di letteratura, dobbiamo solo capire come fermarvi sul ciglio del Burrone Creatività Auto – Imposta. Dunque, se avete una vita noiosa, per qualunque motivo, vi accorgerete che non è tanto semplice parlare della noia, perché se non siete Sartre o Moravia non vi sarà facile citare la “nausea” e la “noia”, per quanto possiate sentirla vostra. Vi consiglio, anzi, di leggere quei due libri, così otterrete sia l’effetto di sentirvi confortati nel vostro “tedium vitae”, abolendo così il Bisogno di Esprimervi che è causa di tanti problemi agli scaffali, sia quello di confrontarvi con quei due mostri sacri (più mostri che sacri, ma vabbè) e lasciar perdere il vano tentativo di emularli. Ottimo, direi, ai nostri fini. Se invece la vostra vita è piena di avvenimenti e nel vostro cervello gli appuntamenti brulicano come in un formicaio ferragostano, schiacciati come siete da riunioni, cene, vacanze, partita di calcetto, bocciofila, bricolage, corsi di chitarra, corsi di abbordaggio, e quant’altro, allora è tutto più semplice. Non avrete tempo per scrivere, e quindi non cadrete nella tentazione ferale di raccontare a tutti (specie a quelli che scrivono della “noia” e della “nausea”) quanto è meravigliosa e sorprendente la Vita, con la V maiuscola, ovvio;
  • scrivere d‘amore. Dai, ragazzi, qui non credo che vi (sono tornato al “voi”, sono un docente emotivamente e grammaticalmente instabile, chiedo venia) debba insegnare nulla su come perdere tempo a scrivere, cancellare, modificare, sublimare, trasfigurare eventi che vi hanno realmente visto protagonista, fino ad accorgervi che di tutto ciò non interesserà niente a nessuno e che potete tenere per voi tutto ciò che avete scritto. Anzi, magari vi verrà utile per il caminetto, dato che il prossimo inverno, come sempre, si annuncia come “il più rigido da 6000 anni a questa parte”. Le possibilità sono molteplici. Se siete reduci da circa sei milioni di fallimenti sentimentali (per “fallimento” qui non s’intende “storia d’amore – sesso che finisce”, per quelle vedere dopo, bensì s’intende “storia d’attrazione unilaterale restata sempre allo stato platonico”), vi sarà difficile lasciare fuori dal romanzo ognuna delle sei milioni di non –storie, e soprattutto non vorrete dare soddisfazione a chi non vi ha voluto, e quindi potreste modificare (o anche dovreste, se non anelate a essere citati in giudizio) nomi, età, etc, etc se volete affibbiare qualche epiteto poco simpatico alla lei o al lui che ha preferito accoppiarsi con uno scoiattolo (o scoiattola, la “par condicio” è una brutta bestia, a volte) ma questo non sarà facile, perché per quanto possiate trasfigurare ci sarà sempre il Lettore Passante Che Vi Conosce, che non ha nulla a fare nella vita se non esclamare trionfante: “Ma io lo so che XXX del romanzo è YYY, che se la faceva con ZZZ mentre XXX perdeva tempo a scrivere le poesie, e che poi ha lasciato ZZZ per mettersi con KKK e contemporaneamente flirtare con MMM”. Abbandonerete, lo sento, pensando, alla fine, che se non si è Goethe o il giovane Werther, non vi conviene tanto darvi la zappa sui piedi decantando i vostri fallimenti, perché non ricaverete gloria postuma (che se anche fosse, quando sarete crepati, che ve ne fate? Opinione personale), ma solo derisione presente. Al contrario, se la vostra esistenza è una costellazione di successi sentimental – sessuali, in primo luogo dubito che abbiate il tempo per scrivere, essendo in tutt’altro affaccendati, in secondo luogo potreste, nel bel mezzo della scrittura, riprovare sensazioni ormonali talmente forti da ostacolare il delicato processo creativo, e in terzo, ma non ultimo luogo (che poi questo “luogo” dov’è? Cos’è?) capirete che delle vostre avventure galanti, parliamoci chiaro, potrebbe non fregare niente a nessuno;
  • scrivere di precariato. L’argomento è purtroppo all’ordine del giorno, e proprio per questo motivo tutto sembra essere già stato detto e scritto, e qualunque cosa tu voglia aggiungere dovrà essere particolare, originale, ma al tempo stesso non banalizzante, tale da non cadere né nella retorica né nel disincanto del “tanto va così e non possiamo farci nulla”. Come fai a trattare un argomento così serio senza annoiare? È possibile raccontare le tue esperienze da precario in maniera divertente senza diventare ridicolo? Soprattutto, come fai a descrivere le esperienze se non riesci più neanche a farle? Parlerai dei colloqui? Ma anche qui il panorama è talmente vasto e variegato, basta farsi un giro sui blogs (delle librerie non ne parliamo, visto che sei senza un euro non puoi permetterti di “far girare l’economia”) per accorgerti che tutto ciò che vorresti scrivere è già stato scritto in tante e accattivanti salse. Insomma, non è necessario spiegarti che scrivere su un tale argomento non è semplice, e che quindi scervellarti su questo tema è un ottimo viatico per conseguire quello che resta, non dimentichiamolo mai, l’obiettivo precipuo di questo Corso: abbandonare il romanzo cominciato, ammesso che tu lo abbia cominciato e non ti sia fermato, come sarebbe auspicabile, alla scelta di un incipit indimenticabile eppure già dimenticato.

Per oggi mi fermo qui, troppe informazioni potrebbero confonderci e spingerci, non sia mai, in direzione opposta, cioè a precipitarci verso foglio e penna (oppure schermo e mouse) per iniziare il nostro romanzo. Vade retro! Nella prossima mirabolante puntata del Corso, ovviamente in data da decidersi, affronteremo altri possibili argomenti del tuo (mio, nostro, vostro, loro) Romanzo Da Non Scrivere. Cercheremo di capire come ci si può bloccare nel tentativo di parlare di politica, di sesso, di blogs e simili, o più semplicemente del nulla.

Siate parchi. Ho detto parchi, con la A.

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3 pensieri su ““Corso di Scrittura Rinunciataria”. Lezione n. 42, parte I: “Come lambiccarsi il cervello alla ricerca dell’argomento accattivante”?

  1. lo “ribloggo” in modo fa tenerlo sempre in evidenza…

  2. Reblogged this on Il Borgataro and commented:
    Scovato in rete, a monito di vuol essere scrittore… (ogni riferimento a cose fatti e persone è puramente voluto, insomma è per me)

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