Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Qual è il posto più strano in cui l’avete letto? (Il Kamasutra del lettore)

Questo articolo prende spunto da quello intitolato “I miei 35 motivi per amare la Letteratura”.

Ho pensato ad alcune situazioni della mia esistenza, accomunate tutte dal fatto che avevo un libro tra le mani e che lo stavo leggendo. Non dico che fossero situazioni “strane”, perché i concetti di “stranezza” e di “normalità” sono abbastanza discutibili, tuttavia si trattava certamente di situazioni per me insolite.

Via con l’elenco, stilato facendo ricorso alla mia labile e istintiva memoria. A ciascuna situazione ho cercato di abbinare un libro, che non è quello che stavo leggendo in quel momento (mi preoccuperei se ricordassi anche questo). Non escludo di aggiornare in seguito la lista. E voi, dove l’avete letto? In che posizione del vostro “Kamasutra” da lettore vi siete esibiti?

Quando lavoravo a Trastevere, prendevo ogni mattina il bus “H”, da Termini. Il quarto d’ora che passavo lassù lo spendevo ascoltando musica o leggendo un libro, oltre che per guardare Via Nazionale e le altre meraviglie di Roma. Un giorno ero appoggiato a un finestrino e stavo leggendo. C’era la solita calca, ma riuscivo a estraniarmi dal contesto e leggevo. Notai, accanto a me, un signore in abito elegante, giacca e cravatta. Mi attirò perché credevo che mi avesse rivolto la parola. Ben presto mi accorsi che parlava da solo. Più precisamente, recitava la parte di due personaggi, uno pessimista, disfattista, l’altro propositivo. Il “dibattito” dell’uomo con se stesso, che si svolgeva abbastanza ad alta voce, proseguì per tutta Via Nazionale, fino a Piazza Venezia. Poi l’uomo scese, gesticolando. In mano aveva una valigetta. Mi chiesi dove fosse diretto, magari in qualche ufficio, laddove avrebbe indossato una terza personalità. Ripresi a leggere.

L’estate scorsa decisi di rileggermi tutto Kafka, ma proprio tutto, dai romanzi ai racconti di una pagina. Il fatto è che l’estate scorsa è stata anche quella che più mi ha visto sulle spiagge. Leggersi “Il castello” al mare è stata un’esperienza particolare. Non tanto perché avevo a disposizione cinque centimetri quadrati per posizionarmi; nemmeno perché fossi distratto dalle chiacchiere dei vicini d’ombrellone; e neanche, infine, perché fanciulle più o meno scolpite nella roccia e abbronzate come Briatore potessero mettere in difficoltà i miei ormoni. L’ostacolo più grave da superare era di altra natura. Leggere Kafka al mare è possibile, leggere Kafka al mare quando ci sono 40 gradi comincia a essere più arduo. Più o meno alla fine di ogni due pagine, circa un litro di sudore andava disperso nella sabbia. Ben presto mi accorsi che la passione per la letteratura doveva lasciare spazio alla passione per la vita. In altre parole, capii che non potevo rischiare la disidratazione, pur con tutto l’affetto per Franz. Chiusi le pagine e mi gettai tra le braccia di Poseidone.

Da bambino soffrivo il mal d’auto, anche le curve più sinuose mi causavano conati di vomito. Poi mi è passata. Un giorno, però, dovevo affrontare un viaggio abbastanza lungo. Era seduto sul sedile posteriore. Pensai bene di passare un po’ di tempo leggendo un libro. Alla quarta riga mi accorsi che non sarei giunto alla quinta senza aver imbrattato tutta l’auto. Chiusi immediatamente il libro, e i sedili furono salvi.

Seduto su un “regionale” per Roma, con una penna cercavo di sottolineare le parti del libro che più colpivano la mia attenzione. Scoprii il brivido del proibito. Avevo la netta impressione di essere sottoposto a un libidinoso “su e giù”, un danzante effetto – copula. La penna traballava nella mia mano e capii che era meglio dedicarmi a un sonnellino che reprimesse gli istinti sessuali che cominciavo a provare nei confronti del libro.

Mi pare che quel giorno avessi accompagnato mia madre per una visita. Prevedendo che la fila per pagare il ticket all’ingresso sarebbe stata lunga, portai con me anche un libro. L’errore fu per difetto. Avrei dovuto portarne due o almeno che fosse più voluminoso. Nel corso delle oltre due ore di fila, infatti, non solo finii di leggere tutto il libro, ma avrei fatto in tempo pure a rileggerlo.

Mi ero dato a frequentare la Biblioteca di Formia, paese limitrofo al mio. In quei giorni leggevo Hoffmann ed ero andato lì per chiedere in prestito “I confratelli di San Serapione”. Il bibliotecario mi disse che ero una delle persone più interessanti che avesse mai visto, perché avevo iniziato una ricerca in una certa direzione. Non so voi, ma io ebbi la sensazione che mi stesse o prendendo in giro o mettendo in guardia da un futuro approdo nel regno della follia.

Un giorno mi recai nella parte vecchia del mio paese, laddove, tra l’altro, sorge il Castello. Mi sedetti su una panchina. A un cento punto mi accorsi di essere in una sorta di enorme formicaio all’aperto. Attorno a me vidi brulicare una massa enorme di formiche. Mi alzai per seguire il loro percorso. Per almeno dieci metri c’era una fila ordinata, con diramazioni a destra, a sinistra, che s’intersecavano, con movimenti coordinati. In una piccola aiuola, invece, altre formiche erano sparpagliate apparentemente a caso, salvo poi incanalarsi ciascuna in uno dei tanti rami che si erano formati. Vi risparmio le considerazioni di carattere pseudo – filosofico che dedussi quel giorno, sul caso, la necessità, la libertà e via dicendo. Mi sedetti nuovamente a leggere, una delle tante formiche in quel “formicaio di uomini soli” che siamo.

Solitario, con un libro in mano, in mezzo a turisti, coppiette che amoreggiava. Io, un libro e il sole che mi baciava la testa.

Mi ero fissato che fossi intollerante a qualche cibo, e andai a fare le analisi per dissipare i dubbi. Erano le otto del mattino. Nell’attesa del mio turno, lessi qualche pagina, di non so quale libro. Quando mi chiamarono ero quasi infastidito, ma non per paura o per altro, perché non volevo staccarmi dalle pagine del romanzo. Andai dentro, mi prelevarono tre boccette di sangue e mi apprestai a uscire, avevo smania di ricominciare a leggere. Sennonché dovetti rinviare di qualche minuto la lettura. Devo ammettere che tre boccette di sangue in meno si fecero sentire, e la mia vista non era in condizioni ideali per riprendere la lettura con l’entusiasmo necessario.

Estate 2011. Concerto dei Marlene Kuntz. Per gustarmi al meglio il verde di Villa Ada, mi recai lì con circa sei ore di anticipo sull’orario previsto per l’inizio. I miei amici mi raggiunsero solo in serata. Come passai quelle sei ore? Oltre che nel contemplare i pesci inquietanti che sguazzavano nel laghetto, camminare, mangiare e bere, pensai bene di sedermi qua e là in quell’enorme villa e leggere, leggere, leggere. Avrei fatto meglio a gettare il libro in pasto ai pesci e mettermi a correre dietro a qualche ragazza che faceva jogging? Può darsi, ma può darsi di no. Ci penserò l’estate prossima, quando sicuramente riandrò a Villa Ada, sempre con il libro in mano, ovvio.

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22 pensieri su “Qual è il posto più strano in cui l’avete letto? (Il Kamasutra del lettore)

  1. stupendo questo tuo post..
    ora sto ripercorrendo mentalmente dove io ho letto cosa..
    certo che il libro dell’ inquietudine di Pessoa in ospedale è davvero il colmo! 🙂
    e anche la tua lettura prima del concerto dei Marlene Kuntz…mi ha fatta sorridere.

    • Grazie…per correttezza devo precisare una cosa…l’abbinamento tra luogo e libro in realtà è fatto a posteriori…cioè (mi sto incartando, ahah) non ricordo cosa stessi leggendo quel giorno in ospedale (forse uno Stendhal ‘breve’), ma ho ritenuto giusto abbinare a quell’episodio “Il libro dell’inquietudine”, per ovvi motivi ahah…L’unico che ricordo con certezza è Kafka sulla spiaggia (e lì ho messo “Tropico del Cancro” per motivi di calore)
      Vai, pensa e fammi sapere…:)

      P.s.: prima del concerto fu un’esperienza bellissima, la ripeterò senz’altro…

      • quindi c’è realtà mista ad immaginazione?
        infatti mi sentivo una rincoglionita, perchè non ho ricordi così netti di quello che leggevo in quel determinato posto, di sicuro ricordo il Conte di Montecristo durante la riabilitazione nel reparto ortopedico! 🙂

      • No, allora. Gli episodi sono tutti avvenuti, solo che i libri citati nella riga iniziale li ho messi adesso, perché in qualche modo mi ricordano quelle scene (per esempio “Uno, nessuno, centomila” e le personalità multiple si lega all’episodio sull’H…) Non sei rincoglionita, è che in effetti può sembrare che stessi leggendo quei libri in quei luoghi…
        Il Conte di Montecristo nel reparto non è male…eheh

  2. il mio essere rincoglionita, si riferiva anche al fatto che ho ricordi vaghi..
    vorrei poter ricordare tutto, soprattutto in riferimento ai libri, che tanto amo..ma mi sa che ho le sinapsi consumate e i collegamenti mi sfuggono!
    comunque hai avuto un’idea davvero speciale a comporre questo post..
    Come dimenticare che la tipa che faceva la terapia con me, voleva per forza raccontarmi la fine del libro? avrei potuto romperle anche l’altra gamba se si fosse azzardata a dirmelo! 🙂

    • Beh…grazie…se ti piacciono i collegamenti, ti potrebbe piacere un articolo che pubblicai all’inizio, una sorta di viale Dostoevskij con tutte le ‘stradine’ collegate…eheh…un gioco fatto per testare le mie capacità di creare link, etc…E comunque Nietzsche definì “l’oblio una facoltà attiva”, quindi non è detto che avere le sinapsi consumate (ammesso e non concesso che per te sia così) sia necessariamente negativo…:)

      • lo leggerò con piacere allora.
        Ritornando alle sinapsi , se anche così fosse,( e a volte credo che lo sia davvero)..può anche essere vista come una mia caratteristica..di un colore suo..senza accezioni diverse! tanto per essere ottimisti!

      • Ecco, brava…ma tra l’altro devo fare il tagliando pure alle mie sinapsi, non è mica detto che siano a posto…

  3. ti conviene sbrigarti a farlo, visto che siamo in periodo di grossa crisi, non vorrei che ti arrivasse una multa con mora..perchè mentre ti ricordi di farlo, visto che sono usurate, lo hai già dimenticato ed ecco che scatta la mora.

  4. sui deliri..non avevo dubbi!

  5. eklektike in ha detto:

    Si può leggere agevolmente in treno, in autobus, in aereo… ma in macchina proprio no! Sei stato temerario anche solo per aver provato 🙂
    Comunque mi ha fatto piacere aver trovato questo blog, ti passerò a trovare!

  6. Diamine, avrei voluto incontrare anch’io l’uomo in conflitto con se stesso! Come hai fatto a resistere alla tentazione di seguirlo?

  7. Pingback: “Il treno nei romanzi, i romanzi sul treno (più deliri assortiti)” | Tra sottosuolo e sole

  8. Seunanottedinvernounlettore in ha detto:

    Che bello questo post, me l’ero perso.
    E l’aneddoto della fila all’ospedale con Bulgakov mi ricorda una cosa simile che è successa a me, solo che il libro era “Treno di notte per Lisbona” di Pascal Mercier e i pazienti che facevano la coda con me continuavano a raccontare le loro storie ad alta voce. Avrò letto sì e no due pagine in un’ora.
    Un’altra scena simpatica mi è accaduta durante una lezione di filosofia: mentre il prof. interrogava, io leggevo tranquillamente, persa nel mio mondo e non accorgendomi di cosa mi succedeva attorno. Non so come mi sono trovata la mano del prof. sul libro, ho cercato di nasconderlo ma ormai era troppo tardi… Però alla fine mi ha detto solo “Bello”. Era “Libera nos a malo” di Luigi Meneghello.

    • Grazie per i complimento, sei andata a riperscare un post che aveva quasi rimosso anch’io, sebbene non abbia rimosso, invece, la fila e Bulgakov 🙂
      Niente male neanche i tuoi episodi, specie quello del professore è interessante, eheh…:)

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