Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

L’Apocalittico (l’Apocalisse ci libererà di lui)

L’Apocalittico non lo puoi vincere, perché lui conta su un fatto tuttora innegabile, cioè che tutto avrà fine. È la sua forza, tu lo sai, sai che lui sa che tu lo sai e che il suo divertimento consiste proprio nel ricordarti ogni istante quello che già sai. La sua posizione è comoda, inattaccabile. Il suo presupposto è che tutto finirà, ma proprio tutto, che non ci sarà scampo, è inutile che ti arrabatti a inseguire i tuoi sogni, una felicità sia pure di tre nanosecondi. Lui ti sta davanti e ti ricorda che tutto è destinato a finire, che la tua non è altro che una sciocca illusione, che faresti bene a guardarla in faccia la realtà, invece di crogiolarti nei tuoi sciocchi infantilismi. L’Apocalittico non lo puoi vincere, perché non sai chi è, non è localizzabile, è proteiforme, cangiante, si annida negli angoli più bui del tuo quartiere o tra la folla della metropolitana, ed è inutile tentare di fuggire, perché lui ti scova, anche se sei seduto su una panchina, sotto il sole brillante, anche se in quel momento tutto ti è lontano, eccolo, lui arriva all’orizzonte, finge di non averti visto, ma sai che arriverà lì, a pochi metri da te, la prenderà alla lontana, ma poi andrà all’attacco. Ti parlerà del prezzo del petrolio che sale e ti dirà che prima o poi ci sarà una guerra mondiale per le risorse petrolifere, tu proverai a dirgli che è possibile, che lo sai, certe atrocità sono sempre esistite, che certo non sei uno che se ne frega di tutto e tutti, ma che ora, in pieno pomeriggio, non vedi cosa possiate fare tu e lui di utile, allora lui rincarerà la dose, perché l’Apocalittico quando sente di averti portato sul suo sentiero poi non molla, ed ecco che ti spiega come tu non possa fare nulla in realtà, che anche se ti schiodassi da quella comoda posizione, faresti bene a lasciare che tutto vada come deve andare, ovvero verso la Fine, ma quella totale, l’Apocalisse appunto. Tirerà fuori i suoi esempi, ti narrerà di quando per aiutare un suo amico si ritrovò buggerato dall’amico stesso, e allora lì calerà l’asso, e sosterrà l’inutilità dell’aiutare il prossimo, e lo farà cifre alla mano, ti spiegherà che sulla terra siamo tanti, troppi, che i movimenti migratori saranno causa di disastri, che la storia, ma quella con la S maiuscola, sia chiaro, dimostra che non è possibile che i popoli si integrino, che è giusto e necessario che il più forte sovrasti il più debole, ti spiegherà che quando tu non eri ancora nato nel tuo paese erano giunti dei lavoratori di un’altra regione, che poi era diventata una guerra tra poveri, e che i tuoi antenati, sì, dirà così anche se tu ti senti per niente erede di quel tipo di antenati, dirà che loro cacciarono via quegli intrusi, con la forza, e che la forza in certi casi è necessaria. Naturalmente tu controbatterai l’Apocalittico, ben consapevole che potresti tapparti le orecchie e lasciarlo parlare al vento, tanto siete soli lì, tu e lui, ma no, invece cercherai di spiegargli qualcosa, seppure tu ti senta preda di confusione, e gli chiederai, allora, cosa succederebbe se lui, l’Apocalittico, avesse un malore e crollasse lì, tu non dovresti aiutarlo, perché aiutare il prossimo, secondo la tesi dell’Apocalittico, è fare male a sé stessi, poiché è evidente che per l’Apocalittico l’egoismo non è solo parte dell’animo umano, ma è meta dell’agire. Ormai però sei nel vortice, e per quanti sforzi tu faccia per liberarti dalla morsa, l’Apocalittico ti riporta dove vuole lui, perché lui poi è allenato a questi discorsi, mentre tu sei stato preso alla sprovvista, o mio povero ingenuo camminatore, e quando lui ti comincia a parlare della peste che verrà, dei parassiti che lavorano al Governo, del fatto che tutti rubano, di quello che al telegiornale ha sgozzato tutta la famiglia, allora lo vedrai tronfio, con le vene della giugulare irrorate di sangue e gli occhi rossi, con lo sguardo di chi pregusta la sua vittoria su di te. È riuscito a rovinarti la giornata, l’Apocalittico, ma non è sazio, allora ti abbandona, o almeno tu credi che ti abbia abbandonato, e invece più tardi te lo trovi in fila dal dottore, ma non lo riconosci subito, perché devi ricordarti che l’Apocalittico non è un corpo fisso e immutabile, ti ho avvisato poco fa, l’Apocalittico può assumere anche le sembianze di una di quelle ragazze dal volto pulito che tanto ti piacevano, allora lì proprio non puoi farci nulla, lì cedi subito, ti lasci abbindolare e non ti accorgi che sei fregato, che di lì a poco lei, ora la chiameremo Apocalittica, ti sta già dicendo che l’amore non esiste, che tutto finisce, che stai meglio tu che sei da solo, che si soffre, e tu le dici che tu queste cose più o meno le sai, ma l’Apocalittico, anzi Apocalittica, ti dice che no, che tu non puoi capire, che stavolta davvero con l’amore ha chiuso, perché ha capito che tutto è uno strazio, e allora tu fai per arrenderti, dici che hai capito, che non puoi farci nulla se tutto finirà, ma che almeno ci sia un inizio e che nel durante ci sia, non dici una felicità, ma un barlume della stessa, e lei no, non lo può ammettere, perché se anche ci fosse stata felicità era solo illusione, e via così, e tu lo sai che lei, l’Apocalittica ha il coltello dalla parte del manico, perché tutto finirà davvero, ma non lo vuoi dire, perché se pronunciassi certe parole assisteresti all’istantanea metamorfosi del tuo volto, e non potresti guardarti allo specchio senza riconoscere in te stesso l’Apocalittico. Perché poi è bene essere sincero, amico, tu queste storielle sull’Apocalittico le conosci perché sei stato anche tu Apocalittico, e il simile riconosce il simile, e ti dirò di più, sai bene che l’Apocalittico oltre che proteiforme è anche ubiquo, quindi può stare in te e altrove, e non sei così sciocco da non sapere che non ti liberai mai completamente di lui, perché lui, come detto all’inizio, ha dalla sua la logica infallibile dei fatti, la fine di tutto, che tu non puoi negare. Non scoraggiarti, però, perché io che ti conosco lo so che hai imparato almeno un paio di cosette. La prima è che l’Apocalittico ha ragione ma mente, soprattutto a sé stesso, perché non porta mai i suoi discorsi alla logica conclusione. Tu non lo vuoi nominare quello scrittore tuo amico che un giorno decise che non avrebbe scritto più e si sparò, non lo vuoi fare per pudore, ma lui e altri ti hanno insegnato la differenza che passa tra un uomo, con le sue miserie e i suoi splendori, e un Apocalittico. Il primo può essere salvato oppure può finire in maniera tragica se nessuno si accorge di quanto accade. L’Apocalittico, invece, non ha alcuna possibilità di finire tragicamente, perché il suo godimento è solo e unicamente quello di restare in vita e rompere i coglioni agli altri, sì, mi devi scusare per questa scurrilità finale, ma un giorno capirai. E qui ti dico la seconda cosa che dovresti apprendere, se già non l’hai fatto. Sappi che se un giorno arriverà l’Apocalisse, avrà un merito mica da ridere: liberarci dall’Apocalittico.

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